domenica 18 dicembre 2011

Lunedì 19: sciopero della scuola

Lunedì sciopero dell’ultima ora nella scuola

Lunedì 19 dicembre nell’ambito dello sciopero del pubblico impiego proclamato dai sindacati confederali, la scuola aderirà per un’ora.

Lo hanno deciso i sindacati scuola Flc-cgil, Cisl-scuole e Uil-scuola che hanno precisato che lo sciopero riguarderà l’ultima ora di lezione per i docenti e l’ultima ora di servizio per il personale Ata e dirigente scolastico e “Nel caso di organizzazione delle attività su più turni, lo sciopero riguarderà l’ultima ora di ciascun turno. In caso di attività che si protrae in orario pomeridiano, lo sciopero riguarderà l’ultima ora del turno pomeridiano”.

Allo sciopero hanno aderito altre sigle sindacali: lo Snals, la Gilda, la Cisal.
L’Ugl ha dichiarato lo sciopero nella scuola per l’intera giornata.
Il sindacato padano (sin.pa) ha deciso di aderire allo sciopero proclamato dai sindacati confederali Cgil-Cisl e Uil della scuola.

Da tuttoscuola.com 
13/12/2011

domenica 4 dicembre 2011

La scuola multiculturale: proviamo a vederla così

La scuola che verrà

“Ho scritto questo libro perché sono stanco dei toni ansiogeni con cui viene raccontata la scuola multiculturale in Italia” – ci spiega Vinicio Ongini, autore di “Noi Domani”, ed esperto di intercultura presso l’Ufficio “Integrazione alunni stranieri” del Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca.

Sono 750.000 gli alunni con cittadinanza non italiana seduti sui banchi di scuola nell’anno scolastico 2011/2012. Sono l’8,5% sul totale della popolazione scolastica. Tanti? Pochi? Non è questo il punto.

Per quanto utili, questi numeri non ci rivelano granché, e anzi tendono a confonderci le idee, ad appiccicare su migliaia di alunni diversi una sola etichetta: ‘stranieri’.

Senza curarsi delle differenze tra i bambini appena arrivati, magari non italofoni, e  i ragazzi di seconda generazione, i cosiddetti G2, che non sono mai “arrivati” in Italia, perché loro a Roma, Torino o Milano ci sono nati, e magari il Pakistan, la Romania o il Marocco non l’hanno mai visti.

Quando si parla di scuola multiculturale, distinguere diventa un esercizio fondamentale, e Ongini ce lo mostra chiaramente nel suo racconto-inchiesta che fa parlare maestre, genitori e alunni che vivono quotidianamente l’esperienza della scuola “di frontiera”, in aule che sono un crocevia di culture diverse ma prima di tutto di persone diverse, ciascuna con la sua storia e la sua voce.

E così, prese le distanze dalle statistiche ansiogene e forte della sua ventennale esperienza di insegnante, Ongini documenta le difficoltà e i successi di quel laboratorio di integrazione/interazione che è la scuola italiana.

Con una domanda che lo accompagna dalle Alpi alla Sicilia, come un leitmotiv del viaggio stesso: quali sono, se ci sono, i vantaggi della scuola multiculturale?

Subito scopriamo che di vantaggi ce ne sono moltissimi.

Nelle scuole della Val Maira, i figli degli immigrati ivoriani parlano perfettamente italiano e francese, e stanno contribuendo alla rinascita dell’occitano, lingua di minoranza delle valli piemontesi. Sono abituati a muoversi tra più lingue, un equilibrismo impensabile per molti italiani doc, che spesso arrivano nel mondo del lavoro parlando a malapena l’inglese.

Nei piccoli paesi della Val Padana, tra il Po e l’Oglio, i bambini indiani sikh insegnano ai nostri bambini una parola che forse in Italia vale poco, ma altrove è preziosa: “meritocrazia”. Prendono voti alti, studiano molto e non è assurdo pensare che il loro impegno costante e la loro attitudine alla scuola potrebbero portare nuova linfa ad un sistema corrotto e clientelare come quello italiano.

Lo stesso a Palermo, dove sono i figli degli immigrati a rispettare di più le regole della scuola, a lasciare le aule in ordine, ad avere maggiore cura per il materiale didattico comune. Con nostra sorpresa, le maestre ammettono che sono i siciliani  i più difficili da gestire.

Sull’Appennino calabrese, alcune scuole semideserte da anni, in procinto di chiudere i battenti, hanno ricevuto nuovi stimoli dagli alunni curdi e afghani, giunti in Italia come rifugiati e accolti da queste piccole comunità montane che gli italiani hanno lasciato tempo fa, emigrando al Nord o all’estero.

E poi c’è la Toscana, dove qualcuno invece di imporre un “tetto” agli iscritti stranieri nelle classi, ha lavorato per costruire un “ponte” tra Italia e Cina.

Il cinese Pan Shili, pedagogista e maestro di matematica, ha avuto l’idea di mettere in contatto le scuole cinesi d’origine con le scuole italiane d’arrivo, unendo così due universi educativi ed affettivi profondamente diversi. Un progetto accolto con entusiasmo da entrambe le parti e che oggi, con l’aiuto della sinologa Maria Omodeo, è diventato una sorta di relazione diplomatico-didattica tra il Comune di Firenze e la provincia dello Zhejiang.

Infine, nel quartiere Esquilino di Roma, la dedizione e la sensibilità di un’associazione di genitori italiani e stranieri ha innescato un circolo virtuoso che ha portato alla riqualificazione dell’istituto comprensivo “Manin”. Una qualità fatta di cose concrete, come la gestione degli spazi comuni, la cura della scuola e del territorio che la circonda e gli incontri tra genitori, per conoscere le esigenze e le aspettative di ciascuno, al di là di generalizzazioni basate sulle provenienze.

Anziché sciorinare statistiche, ipotizzare rischi di invasioni straniere e auspicare la costruzione di tetti e barriere,  “Noi Domani” ci fa scoprire una scuola ricca, colorata, carica di belle opportunità.

Gli alunni stranieri ci esortano a ripensare il nostro modello di ‘fare scuola’, ed è per questo che bisognerebbe guardare con maggiore curiosità e meno pregiudizi alla scuola multiculturale.
(Anna Bulzomi)

Da http://thetamarind.eu
03/12/2011

giovedì 1 dicembre 2011

L'era post - Gelmini

La Cgil seppellisce la Gelmini

La Cgil seppellisce la Gelmini. Basta tagli alla scuola, dice il sindacato dei lavoratori della conoscenza in una conferenza stampa convocata nella sede della Flc, nella rugginosa Porta Portese romana. Sono stati 8 miliardi dal 2008 al 2011 e hanno accompagnato alla porta 130 mila docenti. E poi, chiede il segretario Domenico Pantaleo, ci vuole il ritorno alle compresenze per le elementari, significa due maestre di pari grado per alcune ore insieme in classe, e sempre per le primarie vanno buttati nel cestino i moduli settimanali da 24 e 27 ore, i genitori non li vogliono. Serve un ritorno al tempo pieno, con due livelli di lezioni settimanali: 30 e 40 ore. E serve finanziare la messa in sicurezza delle scuole italiane - non saranno gli ottanta miliardi censiti dalla Protezione civile di Bertolaso, ma bisogna tirarne fuori almeno cinque -. Serve inglobare la scuola dell'infanzia all'interno di un ciclo scolastico più omogeneo inaugurando cinquecento nuove sezioni l'anno per cinque anni e aprire al tempo prolungato le scuole medie, restituire agli istituti tecnici delle superiori i laboratori, "tagliati del trenta per cento".

Nelle ultime tre stagioni "c'è stato un forsennato attacco costituzionale alla scuola", ha detto Pantaleo, si è raccontato che la scuola di massa non è coniugabile con la scuola di qualità e si è propalata "l'idiozia" che la scuola è stata usata per fare occupazione. "Una falsità, dimostrata da chiunque abbia studiato l'argomento". Infine, "la gigantesca questione salariale": fasce sempre più ampie di "prof" e amministrativi stanno scivolando verso la soglia di povertà. Bisogna alzare gli stipendi di chi guadagna meno di 1.000 euro al mese, stabilizzare subito i 59 mila precari in organico di fatto e i 41 mila insegnanti che fanno supplenze brevi. Sono 100 mila posti di lavoro e consentirebbero "un risparmio di un miliardo di euro, perché stabilizzare i precari e i supplenti fa risparmiare". Dove trovare le risorse per l'edilizia, il tempo pieno, il ritorno ai doppi maestri? "Riduciamo le spese militari, fermiamo le grandi opere e l'Unione Europea dia ai comuni italiani virtuosi, che hanno in cassa quattro miliardi e mezzo, la possibilità di spendere".

Da www.repubblica.it
30/11/2011